Processo tributario telematico, a che punto siamo: luci e ombre – di Giuseppe Vitrani e Luca Sileni

Bene il deposito degli atti tramite il portale della giustizia tributaria e l’automatizzazione del deposito, ma il processo tributario telematico che nel 2017 si completerà in tutta Italia ha punti critici: limite di 5MB per ogni documento, firma digitale per i singoli file, mancano i formati .eml o .msg

Quest’anno sarà caratterizzato dall’ultima fase dell’introduzione del processo tributario telematico in tutta Italia; il percorso, iniziato a fine 2015 con l’attivazione dei servizi informatici delle commissioni provinciali e regionali di Toscana e Umbria, si concluderà infatti il 15 luglio ’17 con l’avvio dei medesimi servizi nelle Marche e in Valle d’Aosta e nelle province autonome di Trento e Bolzano, così arrivando a coprire l’intero territorio nazionale. Da questa data, in tutta Italia sarà possibile usufruire dei servizi informatici messi a disposizione dalla giustizia tributaria, ossia, non solo mera consultazione dello stato dei procedimenti – funzionalità che in gran parte delle regioni italiane era già stata attivata con il c.d. “telecontenzioso” – ma anche notificazione via PEC, deposito telematico degli atti, nonché – non certo ultimo –  consultazione avanzata del fascicolo telematico, con facoltà di leggere e scaricare tutti gli atti del procedimento. Ad oggi ci si trova a metà del processo di attivazione e alla vigilia della partenza del processo tributario in regioni nevralgiche quali Lazio e Lombardia, sicché è possibile tentare una prima analisi critica dell’ennesima modalità scelta dal legislatore per celebrare un processo in via telematica.

Al pari è stata senz’altro positiva la scelta di automatizzare completamente i controlli finalizzati alla validazione del deposito; nel PTT, infatti, tutte le verifiche sull’ammissibilità dei formati di atti e documenti, sulla validità dei certificati di firma digitale utilizzati e su tutti gli altri requisiti necessari al buon fine del deposito vengono eseguiti in via automatica, senza intervento da parte dell’operatore di segreteria, al momento dell’upload. In tal modo il professionista, completata la procedura di deposito, potrà essere certo non solo di aver caricato i necessari allegati documentali sulla piattaforma processuale ma anche dell’esito di tale deposito.

A fronte di tali luci, però, il processo in questione presenta alcune ombre che si auspica possano essere corrette velocemente dai tecnici sistemisti e dal legislatore tributario. Innanzitutto pare eccessivamente penalizzante il limite posto alle dimensioni di ogni singolo documento, attualmente previsto in appena 5 MB, che può rivelarsi problematico in presenza di documenti (quali ad esempio perizie, elaborati tecnici e registri contabili) che possono avere peso notevolmente superiore.

In tali casi le regole tecniche impongono che il documento venga suddiviso in più file, con evidente difficoltà sia per l’operatore depositante in fase di suddivisione del file, sia di lettura per il collegio giudicante. Non sono inoltre da sottovalutare le inevitabili lungaggini nelle operazioni di deposito per il professionista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *