LA “COPIA DI CORTESIA” E’ MORTA,ANZI NON ANCORA

Il regime della stampa dei depositi telematici dopo la Circolare Ministeriale del 23 ottobre 2015.

All’indomani della pubblicazione del D.L. n. 83/2015 si scatenò da parte dell’avvocatura una vigorosa protesta nei confronti del Ministro della Giustizia per aver previsto nell’art. 19 un rimando ad un successivo decreto per la definizione delle “misure organizzative per l’acquisizione anche di copia cartacea degli atti depositati con modalità telematiche nonché per la riproduzione su supporto analogico degli atti depositati con le predette modalità, nonché per la gestione e la conservazione delle predette copie cartacee”.

Una lettura “sospettosa” del dettato normativo lasciava trasparire la prossima ricomparsa del c.d. “doppio binario” (telematico e cartaceo) reso stavolta obbligatorio, a carico degli avvocati che, oltre alle difficoltà e gli oneri derivanti dal Processo Telematico, temevano l’introduzione di ulteriori adempimenti e scadenze anche decadenziali a loro carico.

Da quel timore, nacque sui social network la campagna online contro il Ministro Orlando con l’hastag #ionontelastampo. Il Ministero aveva immediatamente replicato (comunicato stampa del 4 agosto 2015) a questa poderosa campagna di protesta chiarendo che il decreto avrebbe finalmente posto fine alle prassi distorte di un eccessivo ricorso alla copia di cortesia. Il timore però, era quello che il Decreto avrebbe sì regolato le prassi distorte, ma introdotto una regolamentazione a natura cogente della copia di cortesia a carico del soggetto depositante (ovvero l’avvocato), generando così una sorta di “doppio binario obbligatorio”.

Che il problema fosse diventato ormai ingovernabile era diventato palese, soprattutto all’esito di recentissime decisioni giurisprudenziali che hanno addirittura condannato una parte processuale al risarcimento del danno ex art. 96 c.p.c. per non aver predisposto “le copie di cortesia per l’Organo giudicante” (vedi Tribunale Milano n. 543/2015), ma la questione meritava una rapida definizione anche per la diffusione di criticabili prassi in alcuni Tribunali che sanzionavano la mancata produzione delle copie di cortesia con rinvii delle udienze o con la rimessione delle cause sul ruolo, ingenerando una insopportabile situazione di sudditanza psicologica dell’avvocatura in nome della sopravvivenza della copia di cortesia.

Con la pubblicazione della Circolare Ministeriale del 23 ottobre 2015 la storia della “copia di cortesia “dovrebbe (il condizionale è purtroppo d’obbligo) trovare un suo epilogo. La Circolare ministeriale, infatti, ad una lettura attenta, è molto dura nel suo giudizio sulle numerose prassi createsi in tema di “copia di cortesia”.

Il punto 4, intitolato “Copie informali” così esordisce: «La messa a disposizione del giudice di tale copia, ad opera delle parti o degli ausiliari, costituisce soluzione o prassi organizzativa sovente adottata a livello locale e non può essere oggetto di statuizioni imperative, né, in generale, di eterodeterminazione: giova qui sottolineare soltanto che tale prassi, libera da qualsiasi vincolo di forma, non sostituisce né si aggiunge al deposito telematico, costituendo soltanto una modalità pratica di messa a disposizione del giudice di atti processuali trasposti su carta.”

La “copia di cortesia” secondo il Ministero, quindi, non può essere oggetto di una disposizione imperativa, neppure di rango secondario, per cui indirettamente esplicita che eventuali sanzioni comminate per il mancato rispetto di una mera “prassi” non sono giuridicamente ammissibili, non essendo prevista da alcuna norma la sussistenza dell’obbligo del deposito della copia di cortesia. Il Ministero conclude senza mezzi termini affermando che il processo è telematico e la produzione analogica non si sostituisce né si aggiunge a quanto depositato telematicamente: tutta l’attività processuale si deve basare esclusivamente sul fascicolo telematico e le eventuali copie di cortesia presenti nel fascicolo cartaceo non hanno alcun valore di conformità, tanto che alla Cancelleria è inibita l’apposizione di alcun timbro: «il cancelliere non dovrà apporvi il timbro di deposito o altro equivalente, onde non ingenerare confusione». La copia di cortesia, quindi, non potrà essere ritenuta idonea né a comprovare il contenuto degli atti presenti nel fascicolo telematico né a comprovare il rispetto dei termini processuali.

Il Ministero, quindi, ribadisce che “ove il giudice ne faccia richiesta” la stampa di atti e documenti depositati telematicamente, soprattutto laddove si tratti di ‘file’ di grandi dimensioni “dovrà essere sempre assicurata da parte della cancelleria”, escludendo ogni gravame sugli avvocati e, conseguentemente, sulle parti del processo, anche in termini di conseguenze negative sulle proprie domande giudiziali.

Questa Circolare dovrebbe porre quindi un freno alla proliferazione incontrollata di prassi locali che hanno avuto anche la capacità di riverberarsi in ambito processuale, ma contiene anche il chiaro messaggio, rivolto a tutti coloro che, apertamente o indirettamente, osteggiano il Processo Civile Telematico, che pur “in considerazione dell’eccezionalità del momento”, indietro non si torna e che il futuro del processo è esclusivamente telematico.

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Per una prima valutazione complessiva della Circolare Ministeriale si rinvia al commento dell’Avv. Luca SILENI del Foro di Grosseto, raggiungibile cliccando QUI

Il testo della Circolare Ministeriale pubblicata il 23 ottobre 2015 è disponibile cliccando QUI

Avv. Fabio SALOMONE del Foro di Matera

Founder Centro Studi Processo Telematico

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