Perché quello amministrativo è il primo processo tutto digitale – di Maria Stefania Masini e Elia Barbujani

Forma digitale degli atti di parte, documenti sempre digitali, PDF solo se l’originale è esclusivamente cartaceo, nuove regole di redazione degli atti. I motivi che rendono il PAT così innovativo.

Dopo i ripetuti rinvii, l’avvio del PAT, il processo amministrativo telematico, lo scorso primo gennaio, è stato accolto con lo stesso sentimento di chi, dopo aver affrontato con fatica l’arrampicata, non si aspettava più di scrutare l’orizzonte oltre la cima. Perciò, proprio come chi si ferma ad ammirare la valle oltre il passo, sono molti a chiedersi se l’attesa e l’impegno profuso nella sperimentazione sono stati ripagati dal nuovo sistema. Siamo convinti di sì.

In primo luogo, è necessario sottolinearlo con energia, il Processo Amministrativo Telematico è il primo processo non solo interamente telematico, ma anche, potenzialmente, interamente digitale. La differenza può apparire pleonastica ma, a ben vedere, dice molto del modo in cui è stato pensato il nuovo processo amministrativo.

Il PAT, a differenza del PCT (processo civile telematico), è processo interamente telematico perché non è data facoltà all’avvocato di depositare con modalità cartacea nemmeno gli atti con i quali la parte si costituisce in giudizio. L’unica modalità con cui depositare atti e documenti resta, quindi, quella telematica. Il deposito cartaceo è infatti consentito solo in casi eccezionali, come necessaria norma di chiusura e di elasticità del sistema.

Il PAT è anche il primo processo telematico interamente digitale: il D.P.C.M. 40/2016, oltre a prevedere la forma digitale degli atti di parte, introduce un principio innovativo con riferimento ai documenti. Si può parlare di un principio di preferenza del documento informatico, così come indicato dall’art. 12 D.P.C.M. 40/2016, per indicare che l’avvocato potrà depositare PDF ottenuti da copia per immagini di originali cartacei (le scansioni) solo qualora i documenti originali siano disponibili solo in versione cartacea.

L’art. 12 D.P.C.M. 40/2016 rappresenta, quindi, il momento di unione del processo amministrativo con l’innovazione della Pubblica Amministrazione,che in numero sempre maggiore di aree dovrà formare i propri provvedimenti con modalità digitali. Proprio sulla base di tale processo di innovazione, il principio di preferenza del documento informatico deve essere visto come opportunità di velocizzazione ed efficienza del processo. La telematicità, invece, attiene alla modalità con cui vengono redatti e trasmessi atti e documenti del processo: la scrittura e il deposito di atti e provvedimenti, la consultazione del fascicolo e l’estrazione di copie avverranno interamente con modalità telematiche.

Sotto questo profilo, l’eliminazione del fascicolo cartaceo consentirà un notevole risparmio di tempi e di costi: non solo l’eliminazione (o, comunque, una significativa riduzione) dell’archivio, ma un più efficiente impiego del personale amministrativo e un miglioramento della qualità del lavoro di Magistrati e Avvocati.

Il passaggio non sarà indolore: la dematerializzazione del fascicolo comporterà la necessità per tutti gli operatori del diritto di adeguare la propria organizzazione e di adottare nuovi metodi di lavoro, a partire dallo “stile” degli atti.

 

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