Deposito della relazione notarile nelle esecuzioni immobiliari e protocolli (Bologna)

Nel marzo 2015, seguendo la circolare pubblicata sul sito del consiglio dell’ordine di Bologna , nonché quello che ricordavo dalle mie esperienze con Net service, ho depositato una relazione notarile in una esecuzione immobiliare allegando l’atto  del notaio scansionato con una nota di deposito in pdf nativo.
Non ho attestato la conformità della relazione notarile perchè in quel periodo non era ancora sorta alcuna questione in merito e confidavo (si confidava!)  che la firma digitale fosse di per sé una garanzia…
A giugno 2015 a bologna è stato presentato un protocollo sottoscritto il 28 maggio dove si specificava che poichè gli avvocati non possono auenticare gli atti del notaio, i file contenenti la relazione notarile devono essere firmati – in formato pades – direttamente dal notaio.
Da quella data così ho fatto.
Il giorno dopo il protocollo io e molti colleghi corremmo comunque in cancelleria con il cartaceo delle relazioni già  depositate chiedendo, per quelle i cui termni erano ormai scaduti, una sorta di rimessione in termini… in effetti il G.E. non ha mai concesso la proroga anche perchè erano centinaia le richieste, ma in sostanza aveva avallato la prassi….ed infatti ha regolarmente fissato le udienze ex art. 569 cpc per quelle procedure.
Adesso accade che un debitore chiede l’estinzione della procedura contestando il mio deposito telematico e la tardività di quello – successivo (in sanatoria eventuale) cartaceo…da quanto mi pare di poter sostenere, fino alla legge 162/14 (di conversione del d.l. 132) non si era parlato per le esec. imm. di attestare conformità….e comunque gli atti per cui occorre sono quelli di cui all’art. 557 cpc per le esec. imm.
Anche relativamente al potere di autentica  degli atti la legge è successiva: 132/15 (in conversione del dl 83/15) e specifiche tecniche di cui al decreto 28.12.15.
Sto sbagliando?
Cosa posso produrre a sostegno del fatto che il mio deposito del marzo 2015 Era valido?

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Il certificato notarile previsto dall’art. 567 c.p.c. è un documento che, a norma dell’art. 567 c.p.c. dev’essere depositato entro 120 giorni (ora 60 giorni dal 27 giugno 2015) dal deposito dell’istanza di vendita.

Tale documento, non essendo un atto proprio del difensore, è certamente un documento allegato all’atto principale del difensore (istanza di vendita nel caso di deposito contestuale ovvero nota di deposito in caso di deposito successivo all’istanza di vendita).

Ad oggi non vi è alcuna norma dell’ordinamento che prevede che l’avvocato possa autenticare “documenti” né in fase di deposito e né in fase di “scaricamento” degli stessi dal fascicolo informatico.

Lo stesso art. 16 bis, co. 9 bis, DL 179/2012, quando fa riferimento alla possibilità per l’avvocato di estrarre duplicati e copie dal fascicolo informatico espressamente fa riferimento a “atti di parte e provvedimenti del giudice”. L’art. 16 decies DL 179/2012 (introdotto con DL n. 83/2015 conv. L. 132/2015 – 6 agosto) prevede, nel caso di deposito telematico, il potere di autentica della copia informatica anche per immagine (scansione) di “atti di parte e provvedimenti del giudice”.

Per quanto riguarda il processo esecutivo l’art. 16 bis, co. 2, come modificato dal DL 132/2014 cov. L. 162 del 10/11/2014, prevede che dal 31 marzo 2015 il deposito della nota di iscrizione a ruolo nei processi esecutivi abbia luogo esclusivamente in via telematica insieme alle copie conformi degli atti indicati agli art. 518, VI co., 543, IV co. e 557, II co. C.p.c. (a loro volta modificati dalla medesima norma) con applicazione per questi atti dell’attestazione di conformità “anche fuori dai casi previsti dall’art. 9 bis (la L. 132/2015 di conversione del DL 83/2016 aggiungerà anche il riferimento all’art. 16 decies)” con ciò intendendo consentire all’avvocato, e solo per il processo esecutivo e per gli atti richiamati dalle norme del cpc indicate, di attestare conformi atti non di parte quale è il pignoramento, che è atto proprio dell’ufficiale giudiziario, e che detiene in forma analogica al fine del deposito telematico nel fascicolo informatico.

Tale modifica era indispensabile nel processo esecutivo proprio per permettere all’avvocato di autenticare copie informatiche (anche per immagine) dell’atto di pignoramento al fine del deposito telematico proprio in quanto non vi era la possibilità di certificare conforme alcun atto che non fosse di parte.

La norma non è estensibile in alcun modo per analogia ai documenti. Ad oggi permane, infatti, l’impossibilità per l’avvocato di certificare conformi atti NON DI PARTE che detiene in originale analogico, quale è, ad esempio, la certificazione notarile ex art. 567.

Per tali atti valgono pertanto le norme generali del diritto dell’informatica che si applicano al documento informatico depositato che contiene la copia del documento originale e in assenza di certificazione di conformità di un pubblico ufficiale autorizzato.

Si tratta quindi di copia fotostatica di atti che segue le regole di cui all’art. 2719 c.c. “le copie fotografiche di scritture hanno la stessa efficacia delle autentiche, se la loro conformità con l’originale è attestata da pubblico ufficiale competente, ovvero non è espressamente disconosciuta” ovvero, più in generale, dell’art. 22, co. 3 del Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. n. 82/2005) che specularmente la afferma piena validità di un documento informatico formato mediante copia per immagine (art. 3 lett. b del DPCM 13/11/2014 – Regole tecniche) assicurando la medesima efficacia probatoria dell’originale laddove la conformità non sia espressamente disconosciuta.

Il disconoscimento, come pacifico in giurisprudenza, “non può consistere nella mera obiezione che trattasi di produzione di una fotocopia (e non dell’originale) ma deve avere specificamente ad oggetto la conformità della copia all’originale” (cfr. ad esempio, Cass, 15 dicembre 2004, n. 23321; Cass. 13 agosto 2004, n. 15856; Cass. 21 gennaio 2004, n. 935, tra le tantissime) ed è facoltà esclusiva della parte contro cui il documento è prodotto (non del Giudice).

 

Ciò significa che la parte contro il quale è prodotta la copia fotografica deve innanzitutto disconoscerla formalmente alla prima difesa utile e che, a seguito di tale disconoscimento, secondo l’interpretazione dominante, si applicherà l’art. 214 c.p.c. con possibilità di accertare la conformità della copia all’originale con qualsiasi mezzo (e a maggior ragione con il deposito dell’originale che, nel caso in specie, è già stato effettuato).

In riferimento al citato protocollo di Bologna dd. 28/5/2015 con il quale si afferma (punto 1.5) che “Il deposito della relazione notarile di cui all’art. 567 co. 2 c.p.c. dev’essere effettuato mediante specifico deposito in via telematica… il difensore, non avendo potere di autenticare tale atto, nell’ipotesi in cui la relazione non sia sottoscritta digitalmente in modalità “Pades”, dovrà comunque depositare il documento in originale in Cancelleria entro e non oltre il termine di cui all’art. 567 co. 2 c.p.c.” si osserva quanto segue.

Nel caos normativo telematico dei primi anni i “protocolli” sono stati spesso utilizzati nei tribunali per cercare di dare agli avvocati e alle cancellerie delle regole concordate che consentissero di superare gli ostacoli derivanti da alcuni vuoti normativi (caso emblematico le esecuzioni poi oggetto di importanti riforme proprio nel 2015).

È evidente, tuttavia, come tale protocollo non possieda alcuna forza cogente nel sistema delle fonti e, pertanto, ciò che in esso è contenuto può semmai valere come “consiglio” o come “mera istruzione pratica” nell’utilizzo della telematica nel processo. Nessuna paventata decadenza ivi prevista può quindi assurgere a norma cogente e certamente non può contrastare con le norme positive dell’ordinamento.

Certamente può essere portato a difesa della parte nel caso in cui vi sia stato un affidamento su quel protocollo nella predisposizione del deposito telematico (per il generale principio di affidamento) ma mai esso potrà superare norme positive del nostro ordinamento. In questo caso il protocollo porta persino una data successiva a quella del deposito della relazione notarile.

Nel caso in specie, secondo il nostro parere, si deve applicare, come sopra esposto, la norma di cui all’art. 2719 c.c. (art. 22, co. 3 CAD) e, pertanto, la produzione dell’originale della certificazione notarile sana ex tunc la copia depositata anche se vi fosse stato un disconoscimento specifico (che in questo caso non sembra nemmeno esservi stata).

Cordiali saluti,

 

Servizio HelpCSPT

 


AGGIORNAMENTO 12/6/2017

Ringraziando ancora per il parere che ho utilizzato per la mia memoria difensiva, vi comunico che il giudice mi ha dato ragione ed in udienza, dopo avermi fatto esporre la “nostra” tesi ha messo in vendita l’immobile ritenendo corretto il deposito della relazione notarile. Allego lo stralcio dell’ordinanza sul punto.

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