Osservazioni sulla conversione del Decreto Legge n. 83/2015

La lettura del testo degli emendamenti al D.L. 83/2015, già sottoposti all’approvazione della commissione giustizia, sollecita una segnalazione da parte dell’associazione Centro Studi Processo Telematico (che annovera studiosi sull’informatica giuridica e, in particolare, sul processo telematico).

Si  tratta di una osservazione che si intende sottoporre  all’attenzione del legislatore e di tutti gli operatori del mondo giustizia, con l’intento di scongiurare effetti problematici in punto di notificazioni a mezzo della posta elettronica certificata.

La segnalazione riguarda l’emendamento all’art. 19 d.l. 83/2015, nella parte che riforma il testo dell’art. 16-undecies d.l. 179/12 e che, nella versione conseguente all’approvazione deliberata lo scorso 15 luglio  restituirebbe il seguente testo finale (in grassetto si evidenziano le parti riformate):

1. Quando l’attestazione di conformità prevista dalle disposizioni della presente sezione, dal codice di procedura civile e dalla legge 21 gennaio 1994, n. 53, si riferisce ad una copia analogica, l’attestazione stessa è apposta in calce o a margine della copia o su foglio separato, che sia però congiunto materialmente alla medesima.

2. Quando l’attestazione di conformità si riferisce ad una copia informatica, l’attestazione stessa è apposta nel medesimo documento informatico.

3. Nel caso previsto dal comma 2, l’attestazione di conformità può alternativamente essere apposta su un documento informatico separato e l’individuazione della copia cui si riferisce ha luogo esclusivamente secondo le modalità stabilite nelle specifiche tecniche del responsabile dei servizi telematici del ministero della giustizia; se la copia informatica è destinata alla notifica, l’attestazione di conformità è inserita nella relazione di notificazione.

3 bis I soggetti di cui all’articolo 16-decies, comma 1, che compiono le attestazioni di conformità previste dalle disposizioni della presente sezione, dal codice di procedura civile e dalla legge 21 gennaio 1994, n. 53, sono considerati pubblici ufficiali ad ogni effetto.

L’apparente intento di svincolare, mediante il comma 3 riformulato, le attestazioni di conformità dalle disposizioni del DPCM 13/11/14, rischia di dar vita ad una pratica complessità.

Esso rimandando la regolamentazione delle modalità di attestazione di conformità alle determinazioni regolamentate dal responsabile dei servizi informativi automatizzati del Ministero  lascia comprensibilmente incerto il termine per la pratica acquisizione di quelle regole, dacchè o deve ritenersi che, alla data di conversione del decreto legge 83, il responsabile incaricato abbia già predisposto le regole e che le stesse passino indenni ed in tempi altrettanto immediati alla fase della pubblicazione e della vigenza, oppure si verrà a creare un sia pur temporaneo vuoto che impedirà la possibilità di redigere attestazioni su foglio separato, essendo esclusa ogni altra fonte normativa in materia (anche se  mediante l’applicazione del comma 2, e dunque redigendo l’attestazione all’interno del documento, la difficoltà appare superabile).

Ulteriore e più rilevante problema sta nel fatto che il terzo comma impone, in caso di atto destinato alla notificazione, di inserire l’attestazione di conformità all’interno della relata, che peraltro è esso pure un documento separato da quello di cui il difensore attesta la conformità.

Da un’attenta lettura del testo normativo risultante  dall’approvazione dell’emendamento, si ricava dunque che sarà impossibile attestare la conformità di atti destinati alla notificazione a mezzo PEC fino all’emanazione delle specifiche tecniche.

Inevitabile ritenere che di questa fase di incertezza e di vuoto normativo/regolamentare possano risentirne da un lato la semplicità della procedura (già spesso pregiudicata da farraginosità e da mancanza di uniformità) e, dall’altro, l’ancor più grave riserva sulla validità ed esistenza degli atti processuali destinati alla notificazione con inevitabile aumento del range di rischio a cui è già sottoposto l’avvocato “telematico” e, con esso, il magistrato che viene chiamato a decidere.

Pare allora opportuno sollecitare un esame dei rilievi che precedono e che, a dire il vero, si uniscono ad altri capi degli emendamenti già approvati in prima sede, manifestamente preordinati a semplificare ma apparentemente portatori di ulteriori incertezze.

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