Pec, quale validità nei processi: che dice la giurisprudenza – di Monica Senor e Giuseppe Vitrani

Alcune sentenze della Corte di Cassazione sollevano perplessità e preoccupazione poiché denotano scarsa consapevolezza del funzionamento della PEC, mancanza di curiosità verso le potenzialità dello strumento e rischiano di creare un vulnus al diritto di difesa. L’implementazione del sistema TIAP potrebbe essere la svolta

Negli ultimi tempi alcune sentenze della Corte di Cassazione penale hanno riacceso la necessità di chiarire le garanzie che la PEC è in grado di offrire in termini di integrità del messaggio e dei suoi allegati.

È dunque opportuno rispolverare concetti che ai più potranno sembrare banali proprio al fine di rendere evidente come sul terreno giudiziario si possano misurare le difficoltà che i temi del digitale incontrano nel nostro Paese. Il problema è peraltro assai rilevante in quanto investe il Supremo Collegio giudiziario italiano, ovverosia l’Organo cui spetta il compito di assicurare l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, l’unità del diritto oggettivo nazionale, il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni (art. 65 Cost.). Il rischio è pertanto che interpretazioni normative errate si diffondano a macchia anche negli uffici giudiziari territoriali.

Le sentenze sulla validità della Pec

Non si può dunque non rimarcare quanto possa essere pericoloso leggere in scritti giudiziari che “da un punto di vista tecnico informatico, la Pec può contenere file allegati. Tuttavia, da un punto di vista legale, il gestore Pec non offre la garanzia della genuinità degli stessi. In buona sostanza il Gestore Pec non certifica affatto il contenuto del messaggio. In altri termini il ricorrente allega una mera certificazione Pec di invio e ricezione ma non l’allegato contenuto della mail; una trasmissione Pec certifica che una certa trasmissione è avvenuta tra due indirizzi email Pec, ma non Certifica (giuridicamente) quello che la “busta elettronica” conteneva. La Pec garantisce che durante la trasmissione di un messaggio gli allegati non vengano alterati, ma non ne certifica il contenuto verso terzi” (Cass., Sez. IV pen., 43498/17).

Non meno stupore desta una successiva pronuncia dove si legge che si dovrebbe “operare una distinzione tra la posta certificata “ordinaria” e quella utilizzata per le notifiche degli atti processuali, poiché effettivamente la prima non certifica il contenuto dei messaggi e di eventuali allegati, come osservato nella citata sentenza 43498/17, mentre la seconda richiede l’utilizzo di un sistema all’uopo specificamente dedicato da parte di soggetti abilitati, il “Sistema Notificazioni Telematiche” (Cass., Sez. III pen., 56280/17).

In sostanza: con la prima pronuncia in esame la Suprema Corte equipara la PEC ad una raccomandata che può essere spedita senza alcun allegato al suo interno senza che alcuno possa verificarne il contenuto effettivo; con la seconda pronuncia conferma tale principio ma solo per una categoria di servizio di recapito elettronico in realtà del tutto sconosciuta al nostro ordinamento, ovvero la Posta Elettronica Certificata Ordinaria (che andrebbe distinta dalla PEC utilizzata per la notifica di atti processuali, che garantirebbe invece maggiori presidi di sicurezza in virtù delle operazioni compiute dal cancelliere per l’inserimento degli allegati).

Evidentemente si tratta di affermazioni non solo errate ma anche in un certo senso preoccupanti perché denotano chiaramente come gli estensori delle decisioni non abbiano ben presente il funzionamento della PEC proprio da un punto di vista tecnico – informatico.

Non vi è dunque alcuna consapevolezza dell’importanza che riveste la firma digitale dei messaggi di PEC (in particolare della ricevuta di consegna e dei messaggi consegnati al destinatario); non si considera così che i documenti informatici in questione sono dotati di firma digitale in formato p7s, ovvero di un particolare tipo di firma (nota anche come detached signature) che è separata dal documento del quale intende garantire integrità ed immodificabilità.

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