Il Processo Tributario Telematico, ecco come sta andando: luci e ombre – di RIccardo Berti

I numeri ci dicono che il Processo tributario telematico, pur ancora in fase sperimentale, ha dimostrato di funzionare egregiamente e ha già incontrato il favore degli operatori. Permane, tuttavia, qualche difficoltà e alcune criticità che necessitano di essere corrette

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha diffuso nei mesi scorsi il suo “Rapporto sui depositi telematici degli atti e documenti nel contenzioso tributario“, una compiuta fotografia dell’utilizzo del Processo Tributario Telematico da parte di cittadini, professionisti ed amministrazioni dal primo dicembre 2015 (data di entrata in vigore della sperimentazione PTT in Toscana ed Umbria) al 31 gennaio 2018.

Tra i dati diffusi, particolarmente interessanti sono quelli relativi al periodo successivo al luglio 2017, sui quali si concentra il report, in quanto a partire da tale data la sperimentazione del processo tributario telematico è stata attivata sull’intero territorio nazionale con l’inclusione, da ultimo, delle Commissioni tributarie delle regioni Marche e Val d’Aosta e delle province autonome di Bolzano e Trento.

PTT, un atto su quattro è già digitale (grazie alla PA)

Secondo i numeri raccolti dalla Direzione della Giustizia Tributaria nel periodo agosto 2017/gennaio 2018 ben il 27,15% degli atti depositati avanti alle Commissioni Tributarie Provinciali e Regionali è stato presentato telematicamente attraverso la piattaforma SIGIT.

Se andiamo a leggere i dati nel dettaglio ci accorgiamo però che la percentuale appena esposta, in effetti sorprendente per un procedimento facoltativo e guardato con diffidenza da molti operatori, va in parte ridimensionata in quanto frutto soprattutto del cospicuo utilizzo degli strumenti telematici da parte delle amministrazioni, spronate da direttive interne ad un massiccio ricorso a tali modalità informatiche.

Se ci concentriamo sul dato dei ricorsi possiamo verificare che gli atti dimessi in modalità telematica nel periodo agosto 2017/gennaio 2018 scendono ad 1 ogni 10 (10,96% del totale).

I contribuenti e i professionisti sono quindi ancora molto prudenti nei confronti del PTT, anche se i dati diffusi evidenziano un modesto ma costante aumento nell’utilizzo delle modalità telematiche anche per queste categorie di utenti, con alcune regioni virtuose fra cui spiccano il Lazio (18,39% di ricorsi telematici nel periodo agosto 2017/gennaio 2018) e la Toscana(14,95% di ricorsi telematici nello stesso arco di tempo).

Il dato complessivo degli atti dimessi in telematico nel corso del 2017 (241.052 atti telematici su un totale di 862.176), è poi assolutamente positivo specie se lo si confronta, per quanto possibile, con il dato relativo alla sperimentazione facoltativa e graduale del Processo Civile Telematico (ovvero dal 2013 al giugno 2014, quando il PCT diventava obbligatorio per i nuovi procedimenti) in tale fase erano stati raccolti 485.379 atti depositati in telematico (319.496 atti nel 2013) da rapportare però a volumi di depositi complessivi molto più elevati (pari a circa 6 milioni di depositi/anno).

Le ragioni di un simile successo possono rinvenirsi non solo nella già acquisita “informatizzazione” di molte amministrazioni e di numerosi professionisti “temprati” dal PCT, ma anche nella chiarezza e agile comprensibilità del procedimento di upload e nelle forme snelle delle procedure di notifica rispetto alle modalità di cui alla L. 53/94 previste per i processi civile e amministrativo telematici.

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